Nightguide intervista Eugenio Sournia, voce dei Siberia, una band giovane dall'animo antico e intellettuale ma senza snobbismo.

Nightguide intervista Eugenio Sournia, voce dei Siberia, una band giovane dall'animo antico e intellettuale ma senza snobbismo.

I Siberia nascono nel 2014 a Livorno, prendono il nome dall'immaginario evocato da libro di Nicolai Lilin “Educazione siberiana” e sono Eugenio Sournia (voce), Cristiano Sbolci Tortoli (basso), Luca Pascual Mele (batteria) e Matteo D'Angelo (chitarra).
Nel 2016 pubblicano il disco d'esordio "In un sogno è la mia patria" (Maciste Dischi). L'album si presenta come profondamente intimista, seppur energico e aggressivo. In una parola "urgente". Subito dopo l'uscita del disco, la band parte in tour che li porta a suonare in tutta Italia con un notevole successo di pubblico.
A febbraio 2018 esce “Si vuole scappare” (Maciste Dischi) il secondo album. Il disco, prodotto da Federico Nardelli, è un lavoro dark pop e rappresenta il connubio più onesto tra lʼesasperazione new wave e la dolcezza del cantautorato italiano. Lo spleen post-adolescenziale, gli psicofarmaci, l'ebbrezza, le relazioni. Di fronte al nulla e alla precarietà, proprio nel momento in cui si stanno mettendo stabili radici, ci si fa prendere dalla voglia di scappare, di sfuggire e di sfuggirsi. Anche per il secondo disco, i Siberia portano in tour tutta la loro irruenza romantica nel live, in giro per i club.
Il 16 giugno suonano al Firenze Rocks come opening act del concerto dei The Cure. A fine 2018 Sugar firma in esclusiva un accordo discografico ed editoriale con la band. L'accordo di collaborazione prevede inoltre la condivisione strategica e imprenditoriale con Maciste Dischi. Da questa nuova collaborazione nasce “Tutti
amiamo senza fine”, il terzo album dei Siberia, in uscita il 29 novembre 2019.


Siberia - Non riesco a respirare



  Nightguide. Raccontaci un po' di questo terzo album, come nasce “Tutti Amiamo Senza Fine”?
Eugenio Sournia. Allora il disco nasce, in qualche modo, quasi per reazione alle esperienze di “Si Vuole Scappare”, il nostro disco precedente, che era molto riflessivo, molto cupo, in cui si mostrava forse un'età anche più matura di quella delle persone che scrivevano, e invece in questo ultimo disco abbiamo cercato di trasporre in maniera più fedele ciò che siamo, ovvero dei giovani tra i 25 e i 30 anni i quali vivono l'esperienza delle relazioni quale momento centrale delle loro vite. Abbiamo curato in prima persona gli arrangiamenti lavorando molto i brani in sala prove, cercando di mettere al centro le chitarre, e gestendo più accuratamente la produzione dell'album.

 
NG. Quindi possiamo dire che questo album lo sentite un po' più vostro?
ES. Si, assolutamente, anche perché è stata la prima volta che c'è stata un'esperienza di scrittura professionale e consapevole. Ci siamo dedicati in tutto e per tutto a questo progetto e non più, come era successo precedentemente, come un'attività collaterale. Fai conto che comunque sono stati scritti 30/35 brani, poi alla fine ne sono stati scelti una decina.

 
NG. Comprendo. Ecco una cosa che m'incuriosisce e che mi capita spesso di sentire da molti artisti. Che fine fa tutto materiale che non viene scelto?
ES. Per esperienza ti dico che i dischi hanno poi bisogno di una loro coerenza, quindi è difficile che un brano che era stato scritto in un certo momento possa poi ritornare buono per un secondo momento, è vero però che, e su questo sono assolutamente adamantino, certi brani lasciati fuori sono assolutamente di valore assoluto anche buono, magari però nel contesto del disco non sono stati ritenuti adatti. Comunque, almeno per quanto ci riguarda, accade molto di rado che un brano inizialmente scartato, poi riemerga, però ad esempio io ho un contratto anche come autore, con Sugar, e mi capita di attingere a tutti i brani che ho da parte per creare canzoni che vadano ad altri cantanti. Ad ogni modo credo che abbia sempre senso scrivere e creare tutto quello che prende forma nella mia mente, anche se poi non verrà usato.

 
NG. Quindi è da tutto questo materiale “dimenticato” che attingono gli avidi parenti dei grandi cantanti scomparsi per creare tutti quei singoli inediti postumi?
ES. Ahahaha! Si esatto. C'è un bellissimo verso di Ketama 126 che dice” Sporco, sporco, farò ricchi i parenti da morto”!

 
NG. Ketama è sempre un po' tagliente!
ES. (ride) Si, esatto! Per esempio c'è un brano che non è mai stato pubblicato per i Siberia che tra l'altro è uno dei preferiti di molti miei amici e che continuano a chiedermi: “Perché non lo pubblicate?”; è un brano scritto ormai 4 anni fa, che mi piacerebbe tirarlo fuori prima o poi. Di solito le canzoni che ce la devono fare ce la fanno.

 
NG. È una mia impressione o mi sembra che con quest'album la stampa si sia accorta un po' più di voi?
ES. Si e sicuramente ha influito molto anche il passaggio a Sugar, quindi sicuramente la firma con una delle etichette storiche della musica italiana ha aiutato molto a far parlare di noi, anche se noi ci siamo sempre trovati bene anche con Maciste Dischi, con i quali tra l'altro poi continuiamo a collaborare. Inoltre questo disco nasce anche per essere maggiormente fruibile e quindi in qualche modo noi speriamo di poter ampliare la nostra base di pubblico. In fondo con la stampa abbiamo sempre avuto ottime relazioni e un rapporto abbastanza solido. In passato forse il problema era nei riferimenti troppo stringenti alla new wave, al dark,  al post punk che ci catalogava un po' come gruppo di genere. Con questo disco abbiamo cercato di dimostrare che possiamo essere un gruppo che parla a tutti.

 
NG. Quindi è stata una vostra scelta quella di essere più fruibili, non un'imposizione discografica.
ES. Assolutamente si, una scelta assolutamente nostra, non abbiamo subito nessun tipo di costrizione da parte delle varie etichette. È stato un processo fluido, cioè non ci siamo mai messi a tavolino con i ragazzi a decidere di dover cambiare, ma è stata una cosa che è nata semplicemente per il fatto che abbiamo 25 anni e volevamo cercare di comunicare meglio con la nostra generazione, nonostante ci abbia onorato moltissimo toccare con mano l'apprezzamento dei fan dei The Cure al Firenze Rocks quando abbiamo aperto il loro concerto lo scorso giugno.

 
NG. Posso confermare. Io ero li quel giorno e siete stati strepitosi.
ES: Si?? Direi che in questo momento, al di là di quelli storici, come possono essere i Diaframma, siamo un po' il progetto italiano che cerca di rinverdire un po' quel genere di musica.

 
NG. Voi siete una band relativamente giovane, perché comunque state in circolo da 5 anni circa, tra 'altro ci sono delle incongruenze perché su alcuni articoli vecchi ho letto che c'eravate dal 2010 in altri dal 2014.
ES. Si... la verità comunque sta nel mezzo, nel senso che il nucleo iniziale della band con il nome Siberia, sono nati nel 2010, e sono state fatte alcune cose a nome Siberia già in quel periodo. Partecipammo al concorso gruppi emergenti al Rock Festival grazie al quale avemmo l'opportunità di suonare all'Alcatraz. Poi dal 2014, con il subentro del nuovo chitarrista, abbiamo subito cominciato a registrare un EP e a mandarlo in giro, con l'intento reale di fare qualcosa di più serio.

 
NG. Comunque nonostante il vostro percorso relativamente ancora breve, ho notato che vi si è sempre accostati, in un modo o nell'altro, a nomi di un certo livello, di una certa età, di una certa presenza espressiva.
ES. Questa è la nostra croce e delizia. Il fatto che siamo una band che ha il suo nucleo costituitosi ben prima dell'esplosione del cosiddetto indie italiano ci colloca a livello di ispirazioni ad una se non due generazioni precedenti, quindi è normale che ci si collochi in quel settore di cui fanno parte band ben più storiche come Baustelle o CCCP.

 
NG. Addirittura alcuni giornalisti hanno portato il paragone fino a Tenco!
ES. Si lo so e non posso che esserne onorato quando il nome dei Siberia viene accostato a queste realtà. È ovvio che purtroppo la musica italiana è andata da un'altra parte e se vuoi cercare di restare rilevante bisogna anche cercare di fare tesoro di questo tipo di esperienza e poi penso che da li possa poi nascere una vera identità dei Siberia.

 
NG. È un po' un vizio della stampa musicale italiana quello di dire: “ Oh sei il nuovo artista X”. Credo basterebbe lasciare un po' il tempo alle persone di scoprire se stessi e fare un po' il proprio percorso.
ES. Questo disco, secondo noi, può essere un po' come un vero primo disco dei Siberia.  Con questo album abbiamo avuto l'ambizione di fare qualcosa di nostro e cercare di parlare anche ai nostri coetanei che al 90% dei casi ascoltano tutt'altro.

 
NG. Io spero vi ascoltino, perché a me personalmente voi siete piaciuti molto di più delle band a cui vi paragonano. Quindi nel mio caso personale avete attirato l'attenzione di un non amante del genere.
ES: Io trovo che noi siamo più pop dei Baustelle, trovo che quando noi scriviamo, le nostre canzoni possano essere apprezzate da chiunque. Lo dico anche con umiltà.

 
NG. Nell'ambito della musica italian, la parola più pesante da portare è la parola POP e questa cosa deriva dall'abitudine di utilizzare parole inglesi di cui non sappiamo apprezzare le sfumature.  Pop significa popolare, e sfido chiunque ad affermare di fare l'artista perché non vuole arrivare a nessuno, o non vuole piacere a nessuno... io non ci credo.
ES. Ma infatti! Un conto è il concetto di nazionalpopolare, e un conto è il concetto di popolare. La popolarità può essere anche comunque in una nicchia, in un gruppo.

 
NG. Esatto, io credo che se qualcuno ha un messaggio diverso da dire, da trasmettere ed è un messaggio anche migliore di quello che può trasmettere certa musica, che arriva più facilmente, ben venga! Nel senso se una band intelligente ed intellettuale trasmette intanto una rosa di parole un po' più ampia rispetto alle solite più usate,  e anche dei messaggi emotivi più ampi, ben venga che sia fruibile, perché se queste arrivassero solo agli intellettuali, poi non ci si deve sorprendere che il popolino sia emotivamente ignorante.
ES. Io sono molto d'accordo con le cose che hai detto e ti assicuro che l'intento nostro era esattamente questo.

 
NG. Tra l'altro, tornando al vostro album, mi aveva incuriosito il fatto che la vostra track list può essere letta come una poesia ermetica, o almeno fino alle ultime 3 canzoni
ES. Ti giuro che non ci avevo mai fatto caso e questa è una cosa alquanto interessante.

 
NG. “Tutti amiamo senza fine/ Ian Curtis/ My love/ Piangere/ Non riesce a respirare/ Mon Amour/ Sciogliti/ La canzone dell'estate. Sembra una poesia di Ungaretti.
ES. Questo è il mio poeta preferito!

 
NG. Cioè, non so se sia perché io vedo sempre le cose in maniera un po' strana e distorta!
ES. Sei un complottista!

 
NG. Inaugurate il 2020 con un tour, quindi il momento è molto attivo.
ES. Si cominciamo il 15 febbraio dalla nostra Livorno.

 
NG. Pensando al momento che state vivendo, cosa significa per te la tua musica in tre parole?
ES. Bellezza, sacrificio e divertimento... Bellezza perché comunque io purtroppo ho il vizio di essere una persona che si commuove davanti alla musica...ad esempio ieri mi sono reso conto che una canzone che mi fa sempre commuovere è I Know It's Over dei The Smiths e ti dico anche il punto preciso, quando entra la chitarra elettrica sul ritornello, per me l'arpeggio di Johnny Marr sulla chitarra elettrica in questa canzone mi colpisce sempre al 100%! Sacrificio perché comunque se uno vuole provare a fare musica come mestiere richiede, almeno per me, una certa capacità di superare la frustrazione di alcuni momenti, perché comunque non sempre le cose vanno come vorresti. Però ovviamente è anche divertimento, questo lo lego soprattutto la condivisione con gli altri, siamo una band e questa è una cosa che ti aiuta tanto, non sei mai solo e io sto vivendo una sorta di seconda adolescenza migliore della prima perché siamo fondamentalmente dei dodicenni in gita scolastica.

 
NG. Quali sono i tre album che mai potrebbero mancare nella tua collezione e che più ti hanno influenzato?
ES. I tre dischi della mia vita, sono: Wish You Were Here dei Pink Floyd, che è stato il disco che mi ha cambiato la vita; io ho avuto un'educazione molto cattolica e da piccolo suonavo il pianoforte classico, e quando avevo 15 anni mio padre mise su questo disco e mi ricordo di aver pensato che la mia vita era cambiata in quel momento e in effetti fu così...cioè io mi ricordo proprio quel momento come un changing point della mia vita.
Unknown Pleasures dei Joy Division perché è stato il disco che mi ha fatto capire che avrei potuto suonare davvero, perché, a parte il fatto che io venni completamente travolto dai Joy Division. È il classico gruppo che o ami o odi.
Per il terzo disco, ti dico La Malavita dei Baustelle.

Intervista a cura di Luigi Rizzo

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