Intervista a Marco Guidi, autore del romanzo “L’Adriatica scorre negli anni ’80”.

Intervista a Marco Guidi, autore del romanzo “L’Adriatica scorre negli anni ’80”.

Marco Guidi (Repubblica di San Marino, 1992) ha scritto per alcuni giornali locali, ha pubblicato un libro di local history sul suo Paese e si occupa di fotografia. In questo ambito è stato presente su alcune riviste del settore, ha realizzato mostre individuali e collettive e ha pubblicato svariati libri e fanzine. “L'Adriatica scorre negli anni '80” è il suo primo romanzo pubblicato, anche se ha all'attivo un'opera autoprodotta dal titolo “Bokeh”.
 
 
«Ci presenti il tuo romanzo soft thriller “L'Adriatica scorre negli anni '80”?»
E' un romanzo che nasce dall'esigenza di offrire qualcosa ai luoghi a cui sono particolarmente legato, eliminando la retorica della noia quotidiana e del “Qui non c'è nulla”. E'come se in qualche modo avessi voluto scrivere una storia che ognuno possa immaginare di aver vissuto e di vivere anche come parte attiva nelle zone citate e descritte. Ho cercato di far respirare il profumo dell'aria di casa mista a quello della carta.
 
«Hai ambientato la tua opera in Romagna, tra la zona di Santarcangelo e l'entroterra di Cesenatico; è la Romagna più verace, con le sue tradizioni immutate e la goliardia dei suoi abitanti. Dal tuo romanzo: «L'Adriatica, per i romagnoli è un po' la Route 66. In ogni romagnolo romantico c'è un po' un Jack Kerouac, un po' come il concetto del fanciullino per Pascoli, come il tempo per Proust, o i luoghi per Borges. È una strada per certi versi fuori dal tempo. I cartelli stradali che indicano da un lato Rimini e dall'altro Ravenna sono particolarmente sbiaditi. L'Adriatica scorre negli anni '80». Vuoi spiegarci il significato del titolo della tua opera? Perché menzioni gli anni Ottanta sebbene la storia sia ambientata nel 2014?»
Una chiave di lettura sta proprio nel finale della frase che avete citato. Questi cartelli stradali sbiaditi, risalenti con ogni probabilità a quel decennio, ma tuttora presenti, sono un simbolo, come un varco temporale che da l'idea che alcuni aspetti di questa terra, come un certo paesaggio siano rimasti indenni dal cambiamento che ha investito ogni cosa. Poi molti dei personaggi del libro e alcune vicende, alcuni intrighi, hanno origine proprio tra gli anni'80 e i primi '90. Lo scorrere dell'Adriatica, come una lunga e grande strada americana mitizzata, può anche essere una metafora dello scorrere della vita dei personaggi fin dalla loro giovinezza. L'origine degli eventi.
 
«Sono tanti i personaggi presenti nel tuo romanzo, che possiamo infatti definire un'opera corale; ogni figura è tratteggiata con attenzione, donando ai vari personaggi delle caratteristiche peculiari. Nonostante ciò, il protagonista dell'opera è individuabile in Max Bellavista, colui che trainerà i suoi fedeli amici nella risoluzione di un terribile mistero. Vorresti presentarci i personaggi che più hai amato delineare
Max Bellavista, più di ogni altro è una mia trasposizione letteraria se così si può definire, anche se non del tutto. In parte connetto il mio pensiero con il suo, ma poi a un certo punto lui si distacca e va per la sua strada. La figura di Alena la ritengo affascinante anche nel dramma, così come Renzo e Alessia. Ho provato tenerezza per Michelone e ammirazione per  Francesco e Cuch. Faedi è l'esempio di un lato negativo delle convinzioni che la società impone. Poi c'è Barbara, grinta, indipendenza e sensualità.
 
«La tua opera appartiene del tutto al mondo della finzione o ci sono degli aspetti legati al tuo vissuto, o comunque aderenti alla realtà?»
E' sicuramente frutto della fantasia, anche se indubbiamente ci sono aspetti che derivano da un certo bagaglio letterario, cinematografico e da ricordi e racconti di paese.
 
«So che per scrivere il tuo romanzo hai tratto ispirazione dalle opere di Federico Fellini e anche dallo scrittore e giornalista Enrico Franceschini, il quale ha pubblicato una trilogia noir ambientata in Romagna. Quali sono gli altri artisti e autori che hanno influenzato il tuo percorso letterario?»
Enrico Franceschini, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, è un punto fermo per il mio linguaggio e la mia ispirazione. Poi ci sono Donato Carrisi, Sandrone Dazieri, Massimo Carlotto, mentre all'estero posso citare Donna Tart, Jeffery Deaver, James Ellroy e Natsuo Kirino.
 
«Cosa significa per te scrivere e raccontare storie?»
A modo mio racconto sia con la scrittura che con la macchina fotografica. Scrivere e raccontare sono per me sullo stesso piano. Gli aspetti sono tanti. Significa prima di tutto sentirsi parte attiva del tempo, rubare qualcosa a un sistema già predisposto per dire la propria opinione, una singolare visione delle cose. Parafrasando Marcuse e Bonomi, scrivere è una piccola ribellione al divertimento programmato. Scrivere una storia, specialmente legata ai luoghi a me vicini, è un grande valore aggiunto alla vita quotidiana.
Spesso è come se non avessi oggettivamente niente da dire, allora ci costruisco un'invenzione sopra, che siano parole o immagini, poco importa.
 
«Sei al lavoro su un nuovo progetto letterario? Puoi darci qualche anticipazione?»
Avevo terminato un romanzo, dal titolo Bokeh, che a seguito di un avvenimento ho rivisitato e penso possa essere pubblicato nel corso di quest'anno. Inoltre ho due tracce aperte che sto sviluppando parallelamente, non svelo ancora il titolo ma posso dire che in buona parte la Romagna sarà ancora protagonista, ci saranno intrighi, colpi di scena e una buona dose di aspetti psicologici.
 
 
Contatti
https://marcoguidi-photography.com/
www.edizionidialoghi.it
 
Link di vendita online
https://www.edizionidialoghi.it/ladriatica-scorre-negli-anni-80
https://www.amazon.it/LAdriatica-scorre-negli-anni-80/dp/8892792024

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