E' MORTO IL PAPA' DEI PUFFI
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07/03/2007 | alceste
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Pur essendo alti, come dice la canzone, "due mele o poco più" i Puffi sono stati, e sono ancora, un vero fenomeno da venticinque anni. Amati dai bambini di tanti paesi e oggetto di un merchandising impressionante i cartoni animati creati da Pierre Culliford (Peyo) e Yvan Delporte, morto ieri, sono uno strano popolo di omini tutti blu che vivono nella natura (le loro casette sono funghi). Uniche eccezioni il Grande Puffo, il loro indiscusso capo, che è vestito di rosso, e, sul fronte cattivi, il malvagio mago Gargamella sempre accompagnato dal suo gatto Birba. Insomma circa un centinaio di puffetti, del tutto identici, e che in un ottica di socialismo reale (hanno sottolineato questo aspetto, altri il loro messaggio naturista, altri ancora li hanno accusati di maschilismo) condividono tutto: dal proprio lavoro alle puffbacche di cui si nutrono e che raccolgono nel bosco. Ometti quasi senza sesso tra cui spiccano il puffo quattrocchi, puffetta (l'unica puffo femmina con tanto di chioma bionda), il puffo golosone, puffo burlone, quello inventore, quello forzuto e il vanitoso. Appena tornati in tv su Italia 1, dopo una pausa di due anni, erano apparsi la prima volta sul piccolo schermo nel lontano 1982, sempre sulla stessa rete Mediaset. Il titolo originale delle tavole di Peyo era allora 'La Flute a' Six Schtroumpfs', un nome però modificato a seconda della lingua di programmazione del cartone animato (ci sono 25 versioni fino ad oggi). Oggetto di studio da parte di sociologi e psicologi, sono stati decretati da una recente indagine condotta da un pool di psicologi per la rivista 'Adv Next' assieme ai Teletubbies come portatori di un "risveglio terapeutico" sia per i bambini che per gli adulti. E questo perché "personaggi rassicuranti,positivi, immersi nel verde e nella natura". Ma il cartone, nella sua lunga vita, aveva trovato anche qualche detrattore. Uno studio della sociologa Marina D'Amico, presentato nel agli Incontri internazionali di Castiglioncello, lo aveva bollato come ''sessista", alla pari,addirittura, di serial per adulti come 'Dinasty'. Colpa,soprattutto della Puffetta, unico puffo femmina tra oltre 90 maschietti, "bellina e stupidina". Come tante prima e dopo di lei, da Minnie e Paperina. (ansa)
Pur essendo alti, come dice la canzone, "due mele o poco più" i Puffi sono stati, e sono ancora, un vero fenomeno da venticinque anni. Amati dai bambini di tanti paesi e oggetto di un merchandising impressionante i cartoni animati creati da Pierre Culliford (Peyo) e Yvan Delporte, morto ieri, sono uno strano popolo di omini tutti blu che vivono nella natura (le loro casette sono funghi). Uniche eccezioni il Grande Puffo, il loro indiscusso capo, che è vestito di rosso, e, sul fronte cattivi, il malvagio mago Gargamella sempre accompagnato dal suo gatto Birba. Insomma circa un centinaio di puffetti, del tutto identici, e che in un ottica di socialismo reale (hanno sottolineato questo aspetto, altri il loro messaggio naturista, altri ancora li hanno accusati di maschilismo) condividono tutto: dal proprio lavoro alle puffbacche di cui si nutrono e che raccolgono nel bosco. Ometti quasi senza sesso tra cui spiccano il puffo quattrocchi, puffetta (l'unica puffo femmina con tanto di chioma bionda), il puffo golosone, puffo burlone, quello inventore, quello forzuto e il vanitoso. Appena tornati in tv su Italia 1, dopo una pausa di due anni, erano apparsi la prima volta sul piccolo schermo nel lontano 1982, sempre sulla stessa rete Mediaset. Il titolo originale delle tavole di Peyo era allora 'La Flute a' Six Schtroumpfs', un nome però modificato a seconda della lingua di programmazione del cartone animato (ci sono 25 versioni fino ad oggi). Oggetto di studio da parte di sociologi e psicologi, sono stati decretati da una recente indagine condotta da un pool di psicologi per la rivista 'Adv Next' assieme ai Teletubbies come portatori di un "risveglio terapeutico" sia per i bambini che per gli adulti. E questo perché "personaggi rassicuranti,positivi, immersi nel verde e nella natura". Ma il cartone, nella sua lunga vita, aveva trovato anche qualche detrattore. Uno studio della sociologa Marina D'Amico, presentato nel agli Incontri internazionali di Castiglioncello, lo aveva bollato come ''sessista", alla pari,addirittura, di serial per adulti come 'Dinasty'. Colpa,soprattutto della Puffetta, unico puffo femmina tra oltre 90 maschietti, "bellina e stupidina". Come tante prima e dopo di lei, da Minnie e Paperina. (ansa)
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